(ANSA) - ROMA, 22 OTT - Il mostro che abusa dei bambini si trova fra le mura domestiche. Nove violenze sessuali su dieci sui più piccoli hanno infatti per autore padri, zii, cugini, nonni; o comunque conoscenti stretti e legati alla famiglia. Il dato, così crudo nella sua drammaticità evidenzia - come nel caso della bambina di quattro anni e mezzo morta ieri a Crispano, nel napoletano, abusata da un parente - la profonda contraddizione di un fenomeno, che registra nella cerchia familiare i maggiori rischi. «È un'epidemia» sostiene Maria Rita Parsi, presidente della Fondazione Movimento Bambino, che sollecita l'istituzione, a livello governativo, di una task-force che coordini gli interventi contro gli abusi all'infanzia. Secondo gli ultimi dati del Ministero dell'interno (del 2005), il 77% delle persone denunciate per violenza sessuale sui minori sono conosciute dall'abusato. Di queste, il 90% sono da ricondurre a familiari o a persone legate all'ambiente familiare. «A volte - spiega Donata Bianchi, ricercatrice del Centro nazionale di documentazione dell'Istituto Innocenti di Firenze, che sta lavorando alla relazione al Parlamento sull'applicazione della legge contro lo sfruttamento sessuale (la 269/98) - le violenze iniziano fin da un anno di età del bambino e possono proseguire fino alla maggiore età . I picchi di denunce si hanno intorno ai 5-6 anni quando il bambino comincia ad andare a scuola oppure nella preadolescenza quando possono venire vere e proprie richieste di aiuto dal minore stesso». I casi sono comunque in aumento (nel 1996 erano stati 96, nel 2004 748) non tanto perchè sono in crescita le violenze quanto per l' emersione del sommerso. Alcuni esperti ritengono, infatti, che per ogni episodio di abuso accertato, 100 non vengono mai denunciati proprio perchè il teatro delle violenze è la casa. E gli effetti delle violenze possono essere deleteri. Alcuni studi internazionali affermano come fra il 50 e 90% di coloro che mettono in atto condotte autolesive ha subito nell'infanzia maltrattamenti di tipo fisico e sessuale. La violenza sessuale - continua Parsi - è un«'emergenza di cui nessuno si occupa». È un fenomeno ampio se si considera anche la pedopornografia online, il cui giro di affari è stratosferico. Ecco perchè c'è bisogno di interventi coordinati fra pediatri, servizi, famiglia, scuola, forze dell' ordine. Ed è «possibile poi - si chiede Parsi - che in una famiglia non ci si accorga di nulla? Eppure il corpo di un bambino parla. In famiglia c'è chi dovrebbe denunciare». Anche per don Fortunato Di Noto, fondatore dell'associazione antipedofilia Meter, «non basta solo una legge. È necessario una forte sinergia di impegno educativo, culturale, scientifico e sociale». Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui diritti dei minori, segnala che «non c'è degrado culturale nè disagio psichico che possa costituire materia di attenuanti per chi si rende protagonista di violenze contro una bimba di appena 4 anni, fino a farla morire. Il responsabile va punito con il massimo della pena prevista».