Con il termine inglese "stalking", nel linguaggio dei cacciatori, si intende "fare la posta" e ci si riferisce a tutti i comportamenti atti ad osservare e conoscere il comportamento della propria preda per poi poterla catturare. Negli ultimi anni questa parola è salita alla ribalta della cronaca utilizzata nell'ambito delle relazioni umane e del comportamento criminale. In questo senso ci si riferisce allo stalking, come ad una serie di comportamenti di sorveglianza e controllo, ripetuti nel tempo, da parte di un molestatore ai danni di una vittima.

Abbiamo sentito parlare di vittime eccellenti come Nicole Kidman, Jodie Foster e Madonna, ma si tratta di un comportamento molto diffuso tra le persone comuni, che generalmente si verifica in un ambito in cui tutti siamo molto vulnerabili: le relazioni affettive e amicali, anzitutto, ma anche con il vicino d'ufficio, con il collega, o peggio il superiore.

A Cremona, sappiamo che soprattutto il mondo della scuola sta seguendo con attenzione il fenomeno, per cautelare le ragazze, a "soppesare" il senso di telefonate, sms, e-mail, regali che si ricevono: all'inizio sembrano espressione di gentilezza e simpatia, poi....

Ci limitiamo in questa analisi ad analizzare lo stalker "comune", il semplice conoscente, senza il potere diretto che può avere ad esempio un datore di lavoro, lasciando solo immaginare quanto questa seconda ipotesi possa essere ancora più tragica.

Chi pratica lo stalking è solitamente una persona che ha difficoltà nell'instaurare relazioni intime ed è alla costante ricerca di qualcuno che abbia delle attenzioni nei suoi confronti. Proprio per queste peculiari caratteristiche lo stalker può interpretare come indici di amore ed interesse delle semplici cortesie o un modo di fare educato. A questo punto il desiderio di ricevere ulteriori attenzioni porta la persona a comportamenti sempre più insistenti ed invadenti, volti a controllare l'oggetto del proprio desiderio, trasformando la relazione di conoscenza o di amicizia in una vera e propria molestia.

Chi può diventare una vittima di stalking? Statisticamente accade più frequentemente alle donne che svolgono una professione di aiuto (infermiere, medici ) o che hanno molte possibilità di fare conoscenze (bariste, commesse), in questo modo si trovano infatti nelle condizioni di mettere in atto quegli atteggiamenti accoglienti che possono "trarre in inganno" lo stalker. All'inizio della relazione di conoscenza c'è presumibilmente buona fede tra le persone coinvolte, anche se è presente fin da subito un malinteso: per uno si tratta di amore, per l'altra di gentilezza.

Proprio quando questo fraintendimento viene chiarito, iniziano i primi segnali di molestia, perché lo stalker cerca con ogni mezzo di ottenere l'amore della sua vittima. Alcuni atteggiamenti caratteristici sono le numerose telefonate, i pedinamenti e i tentativi di estorcere gesti di affetto. Quello che accade, però, è proprio il contrario: più il pretendente diventa insistente più l'oggetto del desiderio si sente minacciato e lo allontana.

Vittima e stalker a questo punto si trovano vincolati in una dinamica a spirale, poiché più la vittima cerca di evitare il molestatore e più questi cercherà di scovare degli stratagemmi per convincerla a dedicargli delle attenzioni. Un relazione di questo genere si verifica molto di frequente tra ex-coniugi in fase di separazione, quando ad esempio la rottura è avvenuta in modo improvviso, la persona abbandonata non riesce a comprendere le motivazioni dell'altro e cerca in ogni modo di riconquistarlo.

Quando le molestie perdurano nel tempo si può verificare una sorta di escalation nella quale lo stalker può arrivare anche a minacciare fisicamente la vittima, anche se statisticamente sono rari i casi di violenze o di omicidi. Lo stalking è un atteggiamento che è difficile da identificare dal punto di vista legale, perché si fonda sul senso di timore della vittima, che è un fattore del tutto soggettivo e non può essere tradotto in una prova concreta, ma la legge italiana sta cercando di porre rimedio a questa lacuna per scoraggiare questo tipo di atteggiamenti.

Nella vita quotidiana può essere utile adottare alcuni accorgimenti per non incorrere in situazioni del genere, ad esempio cercare sempre di ricondurre la propria gentilezza ad una caratteristica professionale più che ad un interesse personale per un cliente o utente, oppure cercare di spiegare nel modo più chiaro possibile le proprie intenzioni per evitare che lo pseudo corteggiatore possa nutrire false speranze. In ogni caso, c'è da mettere in conto che il rifiuto potrà innescare insistenze, vittimismo, ma anche vendetta.

Se lo stalking perdura nel tempo può avere anche delle serie conseguenze a livello psicologico: nella vittima possono insorgere disturbi d'ansia ed un graduale ritiro dalle relazioni sociali. Per quanto riguarda il molestatore è invece probabilmente proprio la sofferenza psicologica ad essere all'origine di un comportamento che, nella ricerca esasperata di relazioni affettive, porta a vivere una tragica solitudine.

Alessandro Mascherpa e Maria Chiara Gozellino psicologi psicoterapeuti di Cremona

www.e-cremona.it
Postato alle 09:28 di giovedì, 01 novembre 2007


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